Un’eventualità che il Fondo monetario internazionale, nell’aggiornamento odierno del World economic outlook, reputa più probabile rispetto a qualche mese fa. Ribadendo la necessità di intervenire, nell’ipotesi in cui si verificasse uno sgonfiamento della crescita, con politiche monetarie espansive anche non convenzionali, dati i livelli dei tassi ufficiali già vicini allo zero, ovvero attraverso nuove iniezioni di liquidità nel sistema con la creazione di moneta.
Nella batteria dei dati sull’export della filiera calzaturiera, riferiti al primo trimestre 2010, si inserisce, intanto, anche il dato positivo delle parti di calzature. Tra tacchi, suole, tomaie e altre componenti le esportazioni del made in Italy, in base alle rilevazioni dell’Istat, hanno già archiviato a volume un progresso di oltre il 13% rispetto ai primi tre mesi 2009. Con il fatturato balzato sopra i 153 milioni di euro, in crescita di quasi il 10%.
Sono i paesi dell’Est, in particolare Romania, Albania e Bosnia Erzegovina, in tandem con la Tunisia, a immettere benzina nei motori dell’export italiano. Con robusti segnali di ripresa degli ordinativi anche da paesi del calibro di Germania e Spagna.
I dati ufficiali segnalano, per le parti di calzature, una ripresa anche sul fronte delle importazioni, con incrementi del 7% a volume e del 10% in termini monetari (lo shopping all’estero è costato all’Italia, nel trimestre in esame, più di 130 milioni di euro).
Quanto alle provenienze, a incrementare la presenza sui mercati italiani sono stati soprattutto i prodotti di marca romena e albanese. Maggiori le pressioni alle frontiere italiane anche per il made in China, con i volumi in arrivo da Pechino cresciuti anno su anno di oltre il 4%.
ARTICOLO REDATTO DA:The Footwear Web Service in Italywww.trendcalzaturiero.it+39 393 7583057
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